Roma, 1952. Il giovane funzionario ministeriale Furio Momenté (Gabriele Lo Giudice) viene convocato dal suo superiore per una questione delicatissima. In Veneto, un minore ha ucciso un coetaneo convinto di uccidere il diavolo. Per motivi elettorali la questione va trattata in modo da evitare scandali. La madre della vittima è molto potente e, da sostenitrice della causa della maggioranza politica, ha cambiato opinione assumendo una posizione assai critica nei confronti della Chiesa e di chi politicamente la supporta. Durante il lungo viaggio in treno, Momenté legge i verbali degli interrogatori condotti dal giudice istruttore, a partire da quello del piccolo assassino, Carlo. La realtà che comincia a dispiegarglisi davanti è complessa e sinistra, i ragazzi vivono ancora una religiosità ancestrale, preconciliare: attorno a loro tutto è sacro e tutto è peccato, si teme l'inferno, aleggia nell'aria la paura del diavolo. Ma le cose, una volta che si troverà sul posto, si dimostreranno ben peggiori.